Chi sarei io se…

23 Maggio 2020

Come sarebbe l’Italia se fossero ancora qui oggi Falcone e Borsellino?
Cosa posso fare io per essere all’altezza del loro sacrificio?
Chi sarei senza il loro insegnamento?
Sono domande che mi pongo spesso, ma quando si avvicinano gli anniversari delle stragi si presentano con più forza nella mia mente.
Oggi, per la prima volta, tento di rispondermi. Ormai ho più di trent’anni… mi sembra arrivato l’attimo per farlo.
Alla prima, istintivamente, direi: l’Italia sarebbe più giusta.
La seconda mi ha fatto esitare e riflettere a lungo: non ho il talento, le competenze, tanto meno il coraggio per fare nulla di comparabile a ciò che hanno fatto loro, ma posso comportarmi bene. Cioè fare delle scelte che non li deludessero. Individuare cosa è giusto e cosa è sbagliato lo posso fare facilmente, ma riconoscere la “zona grigia” è più difficile, sopratutto per chi è più ingenuo. É lì che mi misuro con il loro esempio.
Alla terza proverò a rispondere dopo.
La mia generazione, all’epoca dei fatti, andava alle elementari o era appena nata e ricordiamo poco o nulla. Eravamo troppo piccoli per rammentare cosa accadde esattamente in Italia in quei giorni atroci, ma adesso siamo abbastanza grandi per non far dimenticare alle generazioni più piccole cosa rappresentano per noi Falcone e Borsellino. Non saranno certo le parate stucchevoli delle istituzioni a tener intatto il ricordo, istituzioni che non seppero difenderli e non esitarono ad isolarli (anche per loro potrebbe valere la celebre frase di Pasolini “La mia indipendenza, che è la mia forza, implica la solitudine, che è la mia debolezza.”), ma saremo noi persone comuni e per bene a farlo.
Del giorno della strage di Capaci non ricordo nulla di preciso. Ma cosa successe dopo, dell’atmosfera che piombò in casa, ricordo tutto. Era molto simile a quella che ho percepito un paio di mesi fa quando, per la prima volta, ho attraversato la piazza più bella del mondo completamente vuota. Era l’inizio del lockdown. Qualcosa di incomprensibile ha travolto l’Italia, ha azzerato il tempo, ha levato il fiato. Oggi come allora.
Al contrario ricordo benissimo la notizia di via D’Amelio perché in quel lasso di tempo, che separò le stragi, cercai di comprendere quello sconvolgimento e profonda tristezza che aleggiavano in casa. Avrò avuto otto anni quindi tentai di capire a modo mio. Viaggiai nel tempo scoprendo la magnifica persona di Rocco Chinnici, mi affezionai a Caponnetto (le cui parole dopo la strage di Borsellino mi spaventarono molto, ma che, a distanza di quasi trent’anni, non posso che condividere…purtroppo), mi cimentai anche in un ritratto di Falcone e Borsellino. In quei giorni imparai il significato di giustizia, senso civico e lealtà…
Adesso provo a rispondere alla terza domanda: chi sarei senza il loro insegnamento? Semplicemente non sarei io…
Grazie Giovanni Grazie Paolo

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