Inganni: brani
23 Ottobre 2025
Io e i miei libri
Non so perché ho cominciato a scrivere. Mi è sempre piaciuto leggere ma non avevo mai pensato alla scrittura seriamente.
Qualche indizio c’è nel mio passato da bambina e ragazza che svela una buona tendenza a osservare, anche con ironia, il mondo.
Leggendo ho capito che la mia peculiarità di sintetizzare in poche
pagine le sensazioni, i sentimenti, gli attimi andava in qualche modo sfruttata. Così è nato Inganni con lo pseudonimo Searain
che riflette la mia parte più introspettiva. Un libro che illumina le
zone d’ombra delle relazioni. Attraverso una narrazione incalzante, ti trascina negli abissi dei rapporti. Va oltre la
fuliggine delle illusioni che annebbia i sensi e nasconde la verità e le
delusioni. Un confronto fra falsità e sincerità.
Con il tempo ho accumulato una serie di novelle e ho messo
insieme Commedia Femminile. Più ironico, spensierato. Entrambi
sono graffianti anche se in maniera diversa. In Commedia
Femminile ho usato lo pseudonimo Briciolina che è il soprannome
di uno dei personaggi, Etta. Una scrittrice saggia, insicura e dolce.
Ho fatto combaciare il personaggio con l’autrice. Ho pensato che
diversificare gli pseudonimi avesse senso in quanto Inganni è piu
tagliente e veritiero invece Commedia Femminile più leggero, ma
non superficiale. Con l’ironia veicolo messaggi profondi.
In Commedia Femminile mi sono sdoppiata in Anne e Etta, le due facce della femminilità: una più pacata e pensierosa, l’altra più sicura e spumeggiante. Ma entrambe sincere e generose. In
qualche modo riflettono le mie diverse sfumature. Chi ha letto i miei libri lo sa… e chi non l’ha letti, deve leggerli per scoprire
tutto sulle relazioni umane. Sono libri con trame fatte di sentimenti e attimi, parlano di sensazioni più che di azioni
sensazionali. Le emozioni si possono veicolare in modi diversi.
Sono racchiuse in una lacrima come in un pianto, in un sorriso o
in una risata, in una carezza o in un abbraccio. In un fiocco di
neve o nel mare, in un lampo come in un temporale, in uno schizzo o in un disegno. In migliaia di pagine o in una frase. Si
può dire tutto con una parola o non dire nulla con un lungo discorso. Come vedete le emozioni si possono condensare o diluire.
Io amo esprimermi sintetizzando le emozioni, catturando gli
attimi salienti di una relazione o situazione. Quei frangenti che sembrano trascurabili ma invece svelano molto di una persona o di
un rapporto.
Sono libri che sento miei sino in fondo, ecco perché ho deciso di auto pubblicarli. Sono un po’ come dei figli. I figli ti emoziona vederli diventare ciò che sono e non conformati a ciò che va di moda. E mi piaceva avere nelle mie mani tutto il processo creativo. Come in un quadro, nessuno dice a un artista quali colori usare e io ho provato a usare le mie sfumature dalle più tenui, dolci alle più intense. Ho anche disegnato le copertine!
Cos’altro aggiungere… Buona lettura di Inganni!
Incipit
Chiara, Andrea e gli altri personaggi.
Chiara guardava dall’immensa vetrata della sua stanza la notte che abbracciava la città: il luccichio artificiale dei lampioni si confondeva con quello naturale del cielo, la natura s’insinuava fra i palazzi, benché lussuosi, erano sempre il simbolo della
moderna arroganza. Gli alberi cittadini e i rari spazi erbosi che, di tanto in tanto sbucavano, parevano arrendersi al degrado, anche se camuffato da quartiere alla moda, e al ruolo a loro assegnato di facciata: quel
po’ di falsa ecologia “lava coscienza”.
Chiara dava le spalle ad Andrea: la innervosiva terribilmente vederlo, come al solito, serenamente adagiato sulle lenzuola di seta grigia in qualche posa plastica. Le luci della notte, artificiali e non, gli
delineavano il viso e il corpo, riuscivano a coprirgli i difetti e valorizzargli i pregi. Si posavano sull’uomo
dolcemente e non impietosamente: era sempre affascinante, con i suoi capelli biondo castano intarsiati di bianco e i suoi occhi chiari. Ogni tanto, Chiara gli lanciava uno sguardo: aveva fatto la “conquista del secolo”, pensava con un lieve sorriso.
Lui, cosa che la lusingava, la reputava “chic”. Parola odiosa ma che Andrea usava volentieri anche parlando della sua casa. Senza dubbio ben arredata ma in maniera prevedibile e fredda: come lui in fondo.
Linee moderne, tanti cuscini sui grandi divani grigi, varie tende una sopra l’altra, librerie bianche riempite con immagini di coppia più che con libri: solo qualcosa di antico per bellezza e fare effetto.
D’altronde, tutto quello che diceva e faceva Andrea era per bellezza. Anche lui sembrava messo lì per scenografia. Colori usati: ghiaccio, grigio chiaro bianco. Facevano “risaltare i suoi occhi” diceva Andrea…
Segue sul libro. Potete trovarlo sulle piattaforme online o potete mandarmi una mail.