L’isola

25 Febbraio 2020

La magia di una vacanza fra amiche…

“Sembriamo delle tipe… con molti arretrati?” Anne disse all’amica Etta. Si erano fatte un regalo un po’ speciale: una vacanza su un’isola esotica molto carina, ma avevano scoperto all’arrivo che si aggiravano parecchi ragazzi aitanti in cerca di qualcosa da scroccare alle poco appagate sessualmente avventrici occidentali.

Etta rise: “Perché dici così?”

Anne: “Perché? Non ti ricordi quello che ci hanno detto quelle ragazze? Vedi come ammiccano quei ragazzi?”

Etta: “ Saranno più focosi che da noi!Siamo abituate diversamente!”

Anne: “Auspico…ma qui è la prassi…in tante si accompagnano a dei…gigolò casarecci, diciamo.”

Etta: “ mica saranno tutti gigolò qui…”
Anne: “ Quelli sì, guarda come gironzolano intorno a tutte..”

Etta: “se è così…niente flirt cara Anne…se è difficile capire chi lo è e chi non lo è… non si può.”

Anne: “Eh no, cara Etta! Sono pronta a pagare..perché il mio ex non si faceva pagare la cena fuori, i regali… anche se lui lavorava io lo ricoprivo d’oro? tecnicamente un magnaccio. Solo a lucidarsi i muscoli, e forse a farseli lucidare dagli amici… in più scopava poco…ammetto che avesse un pisello, diciamo dignitoso…ma non come..” Indicò gli avventori, avventurieri o meno, della spiaggia assolatissima. Come biasimarla.

Etta: “Anne! Che ne sai?” sbottò a ridere.

Anne: “Fidati, lo so…”
Etta: “Non farti capire…”

Anne: “Qui mi sembra difficile, comunque…sai che ti dico?” afferrò il portafoglio.

Etta sgranò gli occhi: “Cosa pensi di fare?!”

Anne con sguardo sensuale disse: “Usarlo. È meno ipocrita e più chiaro…”
Etta: “Ma più rischiosa…”

Anne: “Non troppo dato gli uomini in giro…comunque per precauzione chiedo alla reception se hanno dei ragazzi fidati…magari un depliant!”

Etta: “Scherzi…vero?.”

Anne fece l’occhiolino: “Non mi conosci…?”

Etta: “replica ambigua…su andiamo a farci un bagno, hai bisogno di un po’ di refrigerio…non siamo abituate a tanto caldo…”

Anne: “e a tanto-”

Etta: “Smettila!!!” l’afferrò per la mano e la trascinò in mare.

… … …

Avevano un bungalow a pochi metri dalla spiaggia. Il portico era di legno, dei fiori rampicanti pendevano dal tetto,un tavolino di ferro battuto turchese con seggiole abbinate arredavano lo spazio fuori, tende gialle e turchesi ondeggiavano al ritmo del vento. Era immerso nella quiete della natura. Natura sincera che “parla” solo se serve, ignora pettegolezzi, parole vuote, discorsi senza significato.

Ognuno può immaginarsi come preferisce l’isola, non sarò dettagliata nelle descrizioni.

Le amiche ciondolavano dal bungalow alla spiaggia. Lì non dovevano trovare nessuna scusante al loro oziare. Quando faceva troppo caldo si riparavano sotto il portico in cui avevano posizionato un paio di comode sdraio. Per lo più erano sempre in bikini, al limite un abitino leggero.

Non avevano nemmeno la forza di parlare tanto erano appagate, una sensazione inesprimibile a parole. I loro occhi vagavano da un punto all’altro del paesaggio e da un ragazzo all’altro. Solo la brezza, che si faceva un po’ desiderare, a sussurrargli qualcosa di rilassante, rassicurante, nessuna parola avrebbe avuto quell’effetto dirompente. Quell’atmosfera infondeva loro la certezza di aver fatto la cosa più adatta a delle creature umane affrante dalla fredda routine metropolitana, della “civiltà” moderna.

Etta sentiva di aver fatto la scelta azzeccata nel venire lì, glielo comunicava la natura, la sua disposizione d’animo. Il dolce far nulla le diceva che aveva ragione, a godersi il mondo. Certo lo pagava, l’hotel era carino. A quanto pare, pensò Etta, tocca pagare per tornare alle origini e riappropriarsi di uno spazio naturale ritagliato da quello innaturale e disumano delle solite giornate metropolitane inutili.

Inizialmente erano indecise non solo sull’itinerario ma anche se partire o meno. Avevano accumulato ferie e soldi: si erano promesse di farsi un regalo speciale. L’occasione arrivò quando il negozio in cui lavoravano chiuse. L’incertezza sulla possibilità di trovare un nuovo impiego fece vacillare l’opzione di una vacanza, ma prevalsa l’incoscienza. “Tanto la famiglia non ci negherà un piatto caldo, no?” disse Anne con il suo inesauribile entusiasmo, Etta si fece convincere nel giro di pochi minuti. D’altronde ne avevano diritto e bisogno. Scelta una meta senza fronzoli, partirono. Avevano in programma di rimanere oltre un mese: qualche giorno in hotel e poi se trovavano di gradimento l’isola avrebbero cercato una casetta in affitto. Potevano permettersi una lunga vacanza lì.

Segue…

L’isola (seconda parte)

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