Commedia Femminile: “Io e Te”

23 Gennaio 2020

“Tanto vale farlo di fronte alla telecamera, no? È meno ipocrita…” disse fra sé e sé una furibonda Etta. Si era lanciata fra la folla cittadina prima del solito, aveva un provino per un film hard. Il suo manager glielo propose per scherzo, d’altronde non batteva un chiodo, a parte qualche piccola parte. Comunque riusciva a mantenersi facendo la cameriera in un caffè di lusso al centro della città.

“Qui il ruolo è da protagonista!” disse il manager ridendo. Lui non trattava quel tipo di film, ma un suo amico era attivo nel ramo così fra una battuta e l’altra disse a Etta del provino. Lei accettò per sfida, ripicca verso l’ex che l’aveva sganciata brutalmente. A quanto pare non era “ambiziosa”, non nel senso che lui voleva. Lui era un architetto trentenne, come lei, alle prime armi. A lui sembrava una perdita di tempo il cinema, e su quello, in parte, lei conveniva, ma replicava “un buon lavoro fisso ce l’ho!” E ne era sufficientemente soddisfatta. Andrew, il suo ragazzo, scuoteva il capo, “soddisfatta? Servire le persone ti sembra appagante? Si capisce che siamo troppo diversi…potevi andare all’università, sei brillante e potevi fare altro…comunque lasciamo fare.” Disse il giorno della rottura, evidentemente Etta non faceva parte dei piani di un architetto rampante.

Quel giorno lui era come al solito allo specchio, si metteva la cravatta grigia comprata da lei. Aggiunse “in più sei troppo emotiva , non può funzionare.” Lei oltremodo sconvolta dal tono piatto e freddo usato da Andrew per chiudere la relazione, gli acciuffò la cravatta gliela sgualcì. Lui le rivolse uno sguardo sprezzante e disse “la solita puttana…” Etta senza fiatare, piangere né insultarlo, era completamente spiazzata, prese le poche cose che aveva a casa di lui, d’altronde lui non le dava molto spazio nell’armadio, e uscì.

Il manager le disse “ ma sei pazza ad andare?” Lei semplicemente replicò “non mi conosci?” e riagganciò. “Così impara a chiamarmi in quel modo, l’ho mantenuto io quando non lo chiamava nessuno, appena avuto un lavoro sicuro mi sgancia…lo sputtano.” Disse fra sé e sé pensando all’ex.

Tornando al giorno del provino. Etta attraversò l’incrocio a modo suo: in maniera molto avventata. Una macchina frenò improvvisamente, il conducente cominciò ad urlare i soliti insulti tipicamente maschili, lei si fermò prima di salire sul marciapiede, tornò sui suoi e… “eh no! Sarò disattenta, ma non sono una…” Il vetro del passeggero era abbassato lei si avvicinò e disse “ su bello seguita, cosa volevi dirmi? Puttana per caso? Va bene, ma voi siete tutti rotti in c..” L’uomo visibilmente impaurito, evidentemente, aveva pronunciato quelle parole in maniera molto decisa, scappò via.

Etta soddisfatta, pensò “è vero quello che dice Anne di non farsi vedere impaurita…gli uomini di fronte alla verità scappano!” Si era appesantita nel linguaggio a forza di frequentare “rottami” della società “macina rottami”. Lo diceva senza offesa, si considerava anche lei tale. D’altronde lo siamo un po’ tutti. A meno che uno non sia fatta di acciaio.

Prima di arrivare bevve qualcosa nel caffè lungo il percorso, entrando sentì alla radio una voce maschile cantare “when a man loves a woman…”

Fra sé e sé commentò, “ ecco la cazzata del giorno, perché non canta ‘when a man mena, violenta ecc..la donna.’ Chi scrive canzoni simili ci illude….” Comunque Etta amava l’arte in tutte le sua declinazioni, le levavi quella le levavi l’anima.

Nell’ufficio in cui si svolgeva il provino incontrò una lunga fila di ragazze decisamente carine, più delle cosiddette dive del cinema di oggi. Etta rimase spiazzata nel vedere una una tale quantità di “illusioni perdute”. C’era chi la guardava intimidita “è la prima volta, sai.” Pronunciavano quelle semplici parole con un tono di scuse lei replicava alzando le spalle “anche per me, io mi chiamo Etta e te?” Con alcune fece amicizia e si scambiò il numero. Le parevano inesperte, torturate dalla timidezza e dalla vergogna, avevano purezza negli occhi, erano simili a lei. Me c’era chi era più scafata e la guardavano capendo immediatamente che non era del giro e con la speranza che non ne avrebbe mai fatto parte. Etta era una trentenne carina, castana capelli lisci e occhi chiari.

Vide come facevano una prima selezione, una cosa semplice all’apparenza. Ma arrivò il suo turno…

… … …

Il giorno dopo il “battesimo di fuoco” era seduta sui gradini della palazzina sbilenca in cui abitava, aspettava di avere la forza per andare alla metro che l’avrebbe portata, come al solito, nella zona esclusiva della città a servire, come diceva la saggia amica e coinquilina Anne, una brunetta carina e in carne, “ a servire ‘gli integri’ che guadagnano grazie ai rottami: più ne rompi, più ti arricchisci…” Insomma Etta, quella mattina, si teneva compagnia con vari pensieri.

Fissava il polsino sfilacciato del giubbotto jeans che risaliva ai tempi del liceo, le entrava ancora alla perfezione, pensò orgogliosa. Si era diplomata all’inizio del nuovo secolo. Le sembrava un secolo fa, ma anche ieri. Afferrò il suo zaino, anche quello era di quell’epoca in cui ti sembra che il mondo aspetti solo te e che non si “invecchierà mai e si rimarrà per sempre adolescenti”. Lo usava per portare da scuola a casa i libri. Adesso per portare cianfrusaglie che riassumevano le sue giornate, ma un libro c’era sempre. Rilesse le firme dei suoi compagni, sbiadite dal tempo ma non dalla sua mente. Le avevano fatte l’ultimo giorno di scuola, il giorno del diploma. Sentiva ancora le risa, l’allegria, vedeva i loro visi tondeggianti e lineamenti adolescenziali, si rivedeva nitidamente lei e il suo apparecchio che le aveva regalato il suo personale e bel sorriso.

Poi decise di scappare dalla cittadina tutta uguale e dalle giornate piatte. Era venuta nella grande città carica di aspettative, l’aveva scelta perché aveva sia il porto che l’aeroporto. Voleva farsi una passeggiata nel mondo, prima o poi. Arrivata ebbe la sensazione che lì potesse accadere qualcosa di speciale, infatti accadeva, ma non nel senso che intendeva lei…

Era assorta, sorrideva fra sé e sé, seguitava a gingillarsi con i suoi desideri di ragazzina e con la nostalgia. Pensieri che vennero interrotti da una voce simpatica che lei riconobbe subito, Kendrick. Si girò verso di lui, era appoggiato alla ringhiera, disse con la sua tipica aria scanzonata : “cosa stai facendo?”

Etta era un po’ infastidita dallo smettere di cullarsi con i ricordi, replicò contrariata: “ non si vede? Mi sto scopando uno tutto muscoli e pisello!”

Lui non conosceva la parola “offendersi”, appunto si prendevano, disse allargando le braccia: “bene, ho capito definitivamente che non sono il tuo tipo!”

Etta scoppiò a ridere, lui riusciva sempre a sdrammatizzare, “vieni siediti, Ken.”

Ken: “Il tuo fidanzato non ti soddisfa?” disse compiaciuto. Non sapeva della loro rottura, era una cosa relativamente recente, nemmeno un mese. Lei lo fissò un attimo, e poi le confessò l’accaduto. “Sono volate parlo grosse, da parte di lui… mi sono sentita come se mi avesse menato…”

Ken sgranò occhi: “Cosa ti ha detto? L’avrei menato io se me lo avessi detto! Non sopporto gli uomini che scaricano sulle donne le loro impotenza e insoddisfazione…io una cosa del genere non la direi mai a nessuna…nemmeno se facesse realmente la prostituta…”

Lei sorrise teneramente, gli credeva. Si erano conosciuti una decina di anni prima, appena arrivata in città. Ken era qualche anno più piccolo. All’epoca era troppo impegnata a godersi il nuovo ambiente, e poi a trottare appresso l’ex, ancora faticava chiamarlo così, dopo tanti anni insieme. In più considerava Ken un ragazzino per prenderlo in considerazione. Adesso avevano troppa confidenza. Già la confidenza: il punto di non ritorno di una relazione. All’epoca forse poteva esserci qualcosa, ma arrivati al punto di svolta, il sentimento di lei, chissà come, fu intercettato da Andrew “l’uomo solido, per me”, e con Ken divennero amici.

Ken era metà bianco e metà africano. Un mix fra colori e lineamenti che perfettamente rappresentava il blend. Sembrava che un artista avesse mischiato con sapienza le nuance per tirarne fuori una diversa e bellissima. Carino, molto, con degli occhi scuri ed uno sguardo senza ambiguità, ma impossibile prenderlo sul serio, nemmeno lui ci riusciva…

Seguita…

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Commedia Femminile: “Io e Te”(seconda parte)

 

4 commenti

  1. Buon Pomeriggio a Te!! Mi Incuriosisce Molto il Tema Relativo ad una Ragazza, Uscita Purtroppo Malamente da una Precedente Relazione, che Sbarca in una Grande Città in Cerca di Soddisfazioni Personali, che Per Sbarcare il Lunario fa la Cameriera ed Addirittura entra in un Mondo Sconosciuto e Particolare Quale l’Hard….!! Attendo il Seguito, tra Etta e Ken..
    👏👏👏👏👏👏👏👏Complimenti per l’Ispirazione e la Capacità Stilistica….✌️✌️

  2. Le aspettative sono il passepartout della delusione ma, purtroppo, non vengono meno con essa.
    Continuano a “vivere” come la brace cova sotto la cenere, pronte ad aprire un’altra anticamera di illusione, disillusione, delusione.
    In fondo l’ipocrisia, l’illusione, il falso positivo che permeano le relazioni sociali non sono altro che la maschera di noi stessi, la proiezione di noi che collide contro quelle altrui.

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